domenica 23 ottobre 2011

Poverino

Voglio tirarmi un po' fuori dal coro di santificazione di Simoncelli.
Chiaro che anche a me dispiace che sia morto, e anche come è morto, ed è chiaro che tutti ora dicano che era il ragazzo più buono del mondo quando qualcuno solo qualche mese fa lo voleva in galera (come Alberto Puig), che grazie a qualche dichiarazione folle ha avuto bisogno di una scorta.
Ma non è dell'ipocrisia del "tutti sono buoni quando sono morti" che volevo parlare.

È del fatto che ogni anno circa un migliaio di persone muoiono sul lavoro. Mille morti all'anno fanno tre al giorno. E molti di questi non ricevono come stipendio un paio di milioni di euro all'anno, più il vitto e l'alloggio quando sono in trasferta. E non hanno 2-3 mesi di ferie da quando finisce la stagione a quando ricomincia.
È del fatto che ogni weekend ci sono giovani che muoiono sulle strade. Come i tre ragazzi morti ad Arluno, in A4 per il rogo della loro auto. Che non hanno avuto neanche un minuto in home page nazionale, e dopo un paio di giorni, sono già passati in archivio.

Mi dispiace, ma questa volta non mi riesce a pensare "poverino". Mi dispiace ma i poveri sono altri.


2 commenti:

Gelma ha detto...

Se vuoi la differenza è ancora piu' sostanziale. Uno sportivo sceglie. Sceglie di praticare uno sport, accettandone tutti i rischi del caso. Chi muore sul lavoro, spesso, è vittima di un compito che non ha scelto.

Il fisico con i piedi per aria ha detto...

Vero Gelma, infatti ritengo gli sportivi fortunatissimi: soprattutto chi pratica gli sport più rischiosi accetta tutti i pericoli che possono succedere. Però è questo che ammiro di loro: pensare che si rompono una gamba e dopo 2 mesi ritornano a correre mentre una persona normale avrebbe lasciato perdere, se ne fregano di tutto anche di rimetterci la pelle, non fa altro che aumentare la mia ammirazione per loro.

È ovvio poi che quasi nessuno parla dei morti sul lavoro (è per riportare l'esempio fatto, ma può essere esteso a qualsiasi morte o calamità) però questi sono ridotti a numero, mentre uno sportivo (volenti o nolenti) lo si conosce anche solo per averlo visto mezza volta in TV. L'empatia che si può creare tra una persona che vedi 18 domeniche all'anno è ben diversa da un freddo numero o un semplice nome riportato anche in un tg in prima serata. Mi rendo conto che forse non è giusto, però la natura umana è fatta così, tendiamo a identificarsi con un volto noto rispetto al resto.